Dormire troppo ci sta lentamente uccidendo

4 gennaio 2016
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Come diceva la nonna, nel fine settimana, meglio svegliarsi presto e non dormire a oltranza. La festa del riposino prolungato nel weekend infatti, potrebbe finire presto, perché sembra che tutte queste sveglie posticipate ci stiano portando alla morte; dolcemente, ma alla morte.

In uno studio pubblicato la su The Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, un team di ricercatori guidato da Patricia Wong dell’università di Pittsburgh, ha scoperto che cambiamenti continui del pattern di sonno possono provocare una serie di danni, tra cui una pericolosa resistenza all’insulina, un aumento dell’indice di massa corporea (il buon vecchio BMI che utilizziamo anche per un primo approccio per vedere se il nostro girovita è lecito che non entri nei pantaloni), malattie cardiovascolari e diabete. Insomma, per tornare al BMI, non è grasso che cola.

Secondo la dottoressa Wong, il cronotipo (alias la fascia oraria preferita da una persona per dormire) non è necessariamente uno e standard, varia da individuo a individuo. Il problema è che gli obblighi sociali come i turni lavorativi, spesso non si allineano con il cronotipo di chi li deve rispettare, creando di fatto un fenomeno detto Social Jet Lag (SJL), che è tutto fuorché salutare.

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L’esperimento ha compreso 447 persone di sesso misto e in salute tra i 30 e 54 anni di età, che hanno indossato per una settimana un accelerometro a bracciale, così che si potesse monitorare la quantità di sonno in ogni individuo, partendo però da un giorno di riposo (e non lavorativo quindi) per studiare anche gli effetti sulle abitudini del soggetto.

Nessuno dei partecipanti nel giorno di riposo si è svegliato come in quelli lavorativi, e fin qui bastava la nostra fantasia, ma sembra che quasi tutti abbiano continuato a dormire una media di 44 minuti in più del solito, e sembravano farlo per compensare un deficit di sonno accumulato durante la settimana lavorativa. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che questi problemi metabolici erano indipendenti da altri fattori come i disturbi del sonno, il fumo e lo status socioeconomico.

La National Sleep Foundation ha provato ha mettere giù una tabella orientativa che indicasse il numero giusto di ore di sonno al giorno per ogni fascia d’età, fermo restando che dipende sempre dalla vita di ognuno scandire una giusta durata e, se in maniera orientativa, per gli adulti, sono sufficienti dalle sette alle nove ore a notte per sentirsi in piena forma fisica.

Non è certo la prima volta che si riesca a collegare un sonno irregolare a condizioni di salute precarie ma potrebbe essere la prima nel collegare i cambiamenti del sonno ai problemi di metabolismo (come la resistenza all’insulina e un BMI più alto, rischi come depressione e morti improvvise). I ricercatori sostengono che la causa sia una serie di processi metabolici (come l’accumulo di grasso nei tessuti e nell’assorbimento del cibo nel fegato) seguono tutti ritmi circadiani specifici, orologi biologici che regolano i processi interni che posso andare fuori sync per colpa delle irregolarità negli orari di riposo. Il che significa anche che più è drastica la differenza tra i giorni lavorativi e quelli di pausa, più è forte il legame con i problemi metabolici. E come non bastasse, dormire torppo ci mette a rischio depressione: è stato dimostrato che il signore che ha dormito dalle sette alle nove ore a notte ha il 27% di possibilità di cadere in depressione, invece, il gemello che ha dormito più di nove ore ha il 49% di possibilità di avere sintomi depressivi. insomma, la pennichella può esserci fatale.

 

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