La decodifica delle metastasi

2 novembre 2014
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“Le cellule hanno dei circuiti genetici che sono usati come interruttori per attivare o disattivare certi comportamenti. Anche se alcuni circuiti attribuiti alle metastasi sono stati mappati, questo è il primo studio che esamina il modo in cui il tumore usa due di questi circuiti, in concreto, come produce non solo cellule staminali cancerogene, ma anche insiemi di cellule staminali che viaggiano in gruppo per colonizzare altre parti del corpo”  Eshel Ben-Jacob, biofisico al  Rice’s Center for Theoretical Biological Physics e coautore di questo studio, pubblicato nel Journal of the Royal Society Interface.

Queste le parole rilasciate in un’intervista dopo la presentazione dello studio in questione.

Towards elucidating the connection between epithelial–mesenchymal transitions and stemness

Iniziamo dicendo che si tratta del primo studio di questo tipo.
I ricercatori della Rice University hanno mappato il modo in cui le informazioni fluiscono dai circuiti genetici responsabili di rendere metastatica una cellula cancerogena. Queste informazioni presentano un modello decisionale comune che permette alle cellule di migrare e formare nuovi tumori. Grazie a questa comunanza nel modo di agire si pensa che sia possibile creare dei nuovi farmaci che interferiscano sia a livello staminale che nelle cellule cancerogene circolanti, ossia i due responsabili maggiori nel processo metastatico dei tumori. 

Alla base di queste conclusioni si trovano delle conferme e delle nuove scoperte sulle cellule tumorali. Le loro caratteristiche infatti, secondo quanto evidenziato, potrebbero essere diverse, ossia avere dei caratteri che le permettano sia di appartenere a un ceppo di partenza, poi di modificarsi per essere trasportate all’interno dell’organismo e, in ultimo, punto focale della ricerca, essere delle cellule ibride e quindi più versatili, una via di mezzo tra queste due tipologie. In questa forma sarebbero infatti in grado di adattarsi con più facilità in situazioni diverse e di creare metastasi anche in organi distanti.

Attualmente l’idea preponderante è stata quella che vedeva le cellule mesenchimali come quelle a più alto rischio di metastasi.  Con questo studio si pongono invece sul gradino più alto le cellule ibride, ossia una via di mezzo. Un tipo di cellula appunto più versatile e adattabile che può modificarsi in base alle circostanze in cui si trova.

I ricercatori pensavano infatti che i processi di migrazione cellulare e di adattamento a una nuova area fossero separati, ma in base a quanto evidenziato i due processi sono strettamente collegati e questo collegamento lascia presagire che con delle nuove terapie si potrebbero colpire entrambi in modo da avere una risposta più efficace e precisa.

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