Panico Ebola: 6 passi per conoscere meglio il nemico

25 ottobre 2014
By

Sempre più ipocondriaci, sempre più paure nascono in seguito all’epidemia di ebola che, ormai, affolla le nostre menti quasi spingendoci ad odiarci l’un l’altro per paura del contagio. Eppure, spesso conoscere il nemico è il primo passo verso la risoluzione del problema. Come fare a conoscere con chi abbiamo a che fare? La risposta sarebbe senz’altro molto lunga, ma vi aiutiamo noi in 6 piccole tappe.

Filoviridae. L’ebola è un virus piuttosto aggressivo della famiglai delle Filoviridae; aggredisce numerosi distretti del nostro organismo innescando dei sintomi molto rapidi e feroci. Tuttavia, il genoma di questo virus è piuttosto semplice e va incontro molto di rado a mutazioni; sono stati isolati circa 5 ceppi principali di questo virus, 5 famiglie create dall’analisi combinata del genoma di  oltre 99 virus diversi e ben 341 mutazioni differenti che hanno trasformato l’ebola attuale da quella del passato. Sviluppare bene le conoscenze sul suo genoma è fondamentale: dalla gentica alla cura, il passo è sempre molto breve.

Provenienza. Dall’analisi genetica è stato possibile capire anche che il passaggio del virus dall’animale all’uomo è avvenuto una volta soltanto, e che dal paziente zero (una bimba di 2 anni) si sia diffuso poi da uomo a uomo. Perchè parlare di animali? Per i dati attuali, i serbatoi naturali di questo virus sono le volpi volanti, che esteticamente hanno ben poco di volpe ma parecchio di pipistrello, facile veicolo di trasmissione per altri animali piuttosto che per l’uomo. Tuttavia, più animali selvatici vengono contagiati, più rischio c’è per l’uomo: infatti, il contagio può avvenire anche mangiando la carne di animali infetti. Aumentando il disboscamento di giungle e habitat di questi animali, aumentano le possibilità di contatto.

La sua scoperta risale al 1976 in Congo, dove l’incredibile virulenza dell’Ebola, fece strage in un villaggio causando la prima epidemia conosciuta di Ebola.

Volpi volanti: poco volpi, molto pipistrelli

Trasmissione. Sostanzialmente, essa avviene tramite fluidi corporei (muco, saliva, sangue, vomito e feci) sia freschi che “secchi” (quindi il contagio avviene anche utilizzando siringhe e strumenti chirurgici non adeguatamente sterilizzati). Tuttavia il virus non si trasmette attraverso l’aria (ma occhio alle goccioline di flugge, quelle microparticelle di saliva e muco che si formano -per esempio- durante gli starnuti e che raggiungono distanze abbondanti) e no è ancora certo che si trasmetta attraverso i rapporti sessuali.

Sintomi. I sintomi sono: febbre, forte mal di testa, dolore muscolare, diarrea, vomito, dolori addominali ed emorragie inspiegabili.Il periodo di incubazione va da 2 a 21 giorni, durante i quali sopravviene anche la morte se non curato adeguatamente e con celerità. Ha una fatalità del 68% (circa 50%, ma il dato è stato aumentato per includere una media statistica a nche dei paesi africani, dove questa percentuale raggiunge anche il 90%); le condizioni di una grande città sono ideali per la trasmissione di un virus così aggressivo, ma nei nostri paesi dovel e condizioni sanitarie sono molto superiori, la diffusione dovrebbe essere decisamente bloccata.

Cure. Questa, purtroppo è la parte più tragica da ammettere. Non esistono, ad oggi, cure o vaccini che possano essere usati o trattati specificatamente contro il virus Ebola:  sono però in fase di studio metodi estremamente avanzati, come la cosiddetta tecnologia antisenso o il farmaco sperimentale Zmapp (somministrato con successo a due medici colpiti) , ma non si hanno ancora risultati clinici certi. Principalmente si cerca di combatterne i sintomi da febbre devastante e disidratazione con farmaci antipiretici e reidratanti che, hanno dimostrato esserci una buona percentuale di sopravvivenza se somministrati tempestivamente.

Panico e leggende metropolitane. Ultimamente si è parlato anche di mutazioni del virus che permetterebbero di diffondersi per via aerea, ma sono del tutto infondate perché dovrebbe iniziare a replicarsi nelle cellule delle vie respiratorie dell’ospite, mentre al momento è molto più interessato a fluidi e fegato (che immagazzina una grossa quantità di sangue). inoltre, i più pensano che il virus sia peggiorato e mutato per essere peggiore delle epidemie del passato: non è proprio così. I contagi sono molto aumentati, è vero, ma questo perchè i nuovi sistemi di trasporto fanno si che si viaggi molto di più in Africa rispetto al passato, e dato che con gli aerei si coprono centinaia di km in pochi minuti, è normale che ci sia più esposizione a serbatoi di infezione. in più, in Africa c’è più rischio di contagio a causa delle tradizioni:  in molti paesi è usanza lavare il corpo del defunto prima della sepoltura: un rito che facilita il contatto dei parenti con i fluidi corporei del morto.

SEGUICI SU FACEBOOK 

Tags: , , , , , ,

Lascia un Commento

Human Health Resources